Età e infertilità

Età e infertilità

In Italia, 1 coppia su 5, ha problemi a procreare. Secondo i dati riportati dal Ministero della Salute, sempre più coppie oggi in Italia, così come in tutto l’Occidente, hanno problemi di infertilità.

1 coppia su 5, non riesce ad avere un figlio in modo naturale e deve pertanto ricorrere alla scienza.

Il motivo principale riguarda proprio l’età avanzata in cui si va alla ricerca di un figlio, quando ovociti e spermatozoi sono arrivati quasi al “declino”. Avere un figlio a 40 porta sicuramente ad una maggiore consapevolezza, ma la natura ha il suo peso, e se a 20 anni è più facile diventare genitori, in età più avanzata è sicuramente più difficoltoso.

Per ragioni sociali e lavorative, sono tante le coppie che posticipano il momento di avere un figlio.

Nell’uomo il processo di produzione di spermatozoi non si interrompe con l’invecchiamento, ma diminuisce gradualmente e peggiora qualitativamente.

Numerosi studi riportano una diminuzione dei livelli di Testosterone con l’avanzare dell’età che si può associare con un’alterata spermatogenesi.

  • Dopo i 35 anni di età peggiorano i parametri seminali ed in particolare motilità e morfologia degli spermatozoi.
  • Dopo i 40 anni aumenta anche la percentuale di spermatozoi con DNA frammentato e quindi danneggiato.I meccanismi che regolano la fertilità di una donna sono invece più complessi.E’ importante che le giovani donne siano informate sul fatto che la loro “finestra fertile” è limitata e che la qualità degli ovociti si riduce al crescere dell’età.
  • La donna alla nascita presenta invece un numero prestabilito di ovociti che utilizzerà, in parte, in tutta la sua vita. Solamente 400-500 di quelli prodotti verranno ovulati, tutti gli altri andranno incontro a degenerazione progressivamente senza possibilità di rigenerarsi.

Inoltre, l’età avanzata si associa spesso ad un uso eccessivo di alcool e sigarette, aumentando così i fattori che possono influenzare negativamente l’infertilità in alcune fasce di età.

I meccanismi che regolano la fertilità di una donna sono invece più complessi.

La donna alla nascita presenta invece un numero prestabilito di ovociti che utilizzerà, in parte, in tutta la sua vita. Solamente 400-500 di quelli prodotti verranno ovulati, tutti gli altri andranno incontro a degenerazione progressivamente senza possibilità di rigenerarsi.

E’ importante che le giovani donne siano informate sul fatto che la loro “finestra fertile” è limitata e che la qualità degli ovociti si riduce al crescere dell’età.

  • La fertilità di una donna risulta massima tra i 20 e 30 anni
  • Un primo calo significativo, anche se graduale, si presenta intorno ai 32 anni
  • A 37 anni la fertilità decrementa ulteriormente.
  • A 40 anni la donna entra in una fase definita subfertile (in alcuni casi questa fase può essere più precoce)
  • Intorno ai 50 anni (in generale negli anni che precedono la menopausa) il potenziale riproduttivo della donna è prossimo allo zero.
  • All’aumentare dell’età si riduce la capacità dell’endometrio di interagire con l’embrione e si verifica un incremento di alcune patologie come endometriosi e fibromi.

Numerosi studi riportano, inoltre, che con l’aumentare dell’età materna aumenta anche la percentuale di aneuploidie cromosomiche che possono essere la causa di aborti ricorrenti nonché di incapacità di instaurare una gravidanza.

I numerosi progressi in campo medico e le tecniche di fecondazione assistita possono facilitare e spesso risolvere alcuni fattori di infertilità, ma non possono modificare la diminuzione della quantità e qualità degli ovociti